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Ringraziamo il nostro abbonato Antonino Condorelli, che in data 8 ottobre ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “Grazie ai film che proiettate diventiamo più adulti ed anche più bimbi”. Grazie a te, Antonino, per aver condiviso questo bel pensiero.

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Dal volume “Cineforum Don Orione 1963-2013 – Storia del Cineforum Don Orione di Messina nei suoi 50 anni di vita”, a cura di Nino Genovese, riportiamo la bella testimonianza di Aurelio Grimaldi, scrittore, regista cinematografico, soggettista e sceneggiatore.

FACEVO IL “PENDOLARE” PER IL CINEFORUM

Per gli sventurati della mia generazione, il cineforum è stato materia prima di sopravvivenza passionale. Non esistevano vhs, dvd, bluray. Leggevi la storia del cinema e sognavi di poter vedere certi film sapendo che non li avresti visti mai. O li trovavi in sala (possibilità una su…), o in tv, dove c’era la bellezza di un film alla settimana, nel famoso lunedì sera: stop.

I cineforum non solo ti aprivano spiragli sul presente (sui film contemporanei che non arrivavano nel piccolo centro dove vivevi), ma recuperavano qualche classico che da tempo smaniavi di vedere. Per me, tutto cominciò con il Cineforum di Luino, anni settanta, e io adolescente, organizzato dal mitico professor Aschei. Lì vidi, quando nemmeno avevo i sinodali 18 anni, due film che mi segnarono tantissimo: “Trevico-Torino” di Scola e “Trash – I rifiuti di New York” di Morissey (prodotto da Warhol).

Ma un’altra visione mi colpì particolarmente: “Crepa padrone, tutto va bene” di Godard, che fu clamorosamente contestato dal pubblico di Luino! Una cosa mai vista. Poi, alla faccia di Nanni Moretti, seguiva il famigerato dibattito: «Sì, il dibattito sì!»: momento catartico ma insieme delittuoso, palcoscenico di intellettuali locali; io tacevo, non osai mai parlare, lasciai Luino a 19 anni diretto (malvolentieri, per motivi familiari) a Milazzo.

E qui, altri due cineforum: uno, parrocchiale, nella stessa Milazzo, con pochissimi spettatori ma tantissima buona volontà. Vidi i miei primi Bresson e altri sospirati Bergman (due veri dittatori, con la terza B di Buñuel, di ogni cineforum di quei tempi), e mi toccò prendere parola nel famoso dibattito.

E a Messina, dove mi ero iscritto in Lettere, al nostro/vostro Don Orione.

Facevo il vero pendolare. Quando c’era un film che mi interessava andavo a lezione la mattina, pranzavo nella incasinatissima mensa universitaria dove ti toccava una indimenticabile coda, e aspettavo in biblioteca (se aperta, sennò sotto gli alberi del viale) l’orario della proiezione. Lì vidi Altman, Moretti, anche alcuni Kubrick e Scorsese. Sognavo di diventare regista? Molto, molto lontanamente. Come sognare, altra moda di quel tempo, di fare 13 al totocalcio. E invece, una quindicina d’anni dopo, alla Sala del Don Orione fu proiettato il mio primo film “La discesa di Aclà a Floristella”, e il vostro Cineforum mi invitò una serata di alcuni anni dopo a presentare, ma purtroppo non più presso l’adorata Sala di Viale San Martino, ma al Cine Savio, il mio “Rosa Funzeca”, con Nino Genovese padrone di casa.

Sì, il dibattito sì!

Viva i cineforum per sempre!

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Aurelio Grimaldi e Nino Genovese insieme a Modica (2015) durante un congresso della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema.